La luce in fondo al pozzetto

Breve storia a puntate di una giovane blatta e della sua ricerca della verità

Gentile lettore,

dopo la rocambolesca fuga, il vostro affezionatissimo ha modo di riposare il corpo prestando la mente ai discorsi del suo vecchio compagno di viaggio.

 

Il disegno della striscia illustrativa è tratto dalla prima illustrazione di Archy and Mehitabel, di Don Marquis, uscita in data 11 Settembre 1922 per il New-York tribune. Il nostro Kopro deve ad Archy, suo illustre predecessore, due cose: l’immagine in questione, e lo stesso rispetto dovuto a chiunque lotti per esprimere se stesso nonostante i propri limiti.
Le illustrazioni all’interno sono opera di Michele Marescutti, che come al solito ci regala la sua affascinante visone del mondo di Kopro

11. Il mutuo soccorso

Corse fino a quando non fu certo che le inseguitrici avevano desistito. Si ritrovarono a costeggiare nuovamente il fiume Nylon. Quando G. si accorse che Il suo passo diventava sempre più incerto per via della stanchezza, intervenne: «Puoi mettermi giù ragazzo, il pericolo sembra essere cessato, almeno per il momento». «Sei sicuro di potercela fare? Il prossimo spiazzo è poco distante, posso portarti fino a li». Non rispose, Kopro capì che era d’accordo. Giunti alla meta si fermarono e si presero qualche minuto per riprendere fiato. Entrambi erano esausti, ma c’era qualcosa in G., appariva molto più stanco e mal fermo del suo giovane amico. «Sei sicuro di stare bene? Ti vedo seriamente provato.» «Tranquillo ragazzo, non c’è nulla di cui preoccuparsi, la chiamano vecchiaia, molti la considerano l’unica malattia davvero incurabile, sembrano temerla, forse quasi più della morte stessa. Probabilmente perché appare come la sua anticamera.» Nonostante la stanchezza non aveva perso il suo proverbiale smalto e si apprestava a portare il prima possibile la discussione sui binari giusti. «Prima di tutto lascia che ti ringrazi, stavolta ho davvero visto la morte in faccia. Come ti avevo già detto non temo la morte in se, ma ciò non mi impedisce di temerne le modalità, e credimi, finire smembrato vivo da quelle cacciatrici assassine non è di sicuro una bella prospettiva.» «Non devi ringraziarmi, è stato automatico, sentivo di non poter permettere che accadesse, non senza fare nulla per evitarlo almeno.» «E hai messo a repentaglio la tua esistenza per preservare la mia, non tutti sarebbero portati a farlo.»

Come se decidessimo di fermare il corso di questo grande fiume con una caduca diga di escrementi, magari all’inizio potremmo riuscire a contenerlo, poi dovremmo rassegnarci…

Stettero in silenzio per un po’, a godersi la solitudine di quello spazio insolitamente vuoto per una fogna così affollata. Fu il vecchio a interrompere la quiete: «In realtà con il tuo atteggiamento di prima ci hai fornito un prezioso spunto per proseguire la nostra disamina…» Kopro drizzò le antenne mosso dalla curiosità di capire dove sarebbe andato a parare anche questa volta, e stette ad ascoltare in silenzio. «Prima ti preoccupavi di quale destino potesse attendere un individuo che decide di abbandonare il sistema di cui ha fatto parte perdendone automaticamente anche la protezione che garantiva. Posso capire le tue perplessità, senza regole, senza tutele, senza una squadra a cui fare riferimento, senza quell’unione che spesso e volentieri si rivela indispensabile per affrontare problemi di grossa portata.» «Esatto, pensavo proprio a quello, ogni prepotente potrebbe sentirsi in diritto di appropriarsi di tutto e di disporre di tutti a proprio piacimento, magari in funzione di un unica dote, come la forza fisica, che gli permetterebbe di imporsi sugli altri.» G. sorrise compiaciuto, certi pensieri di Kopro gli davano la possibilità di tagliare i preamboli inutili e arrivare subito al dunque. «In realtà è proprio questo l’assunto su cui si fondano molte società, la rinuncia ad una parte della propria libertà, come osservavi anche tu prima della nostra fuga, in funzione della cooperazione contro necessità e prepotenza.» «Fin qui non ci vedo niente di male!» «Io non ho dato nessuna connotazione di valore alla mia osservazione, non c’è bene o male, mi interessa solo capire se la libertà individuale possa essere scambiata o meno con qualcosa ritenuto più grande, perché ormai è proprio di scambio che sembriamo parlare!»

Nella voce del vecchio, in effetti, non si percepiva un coinvolgimento emotivo, era chiaro che volesse mandare avanti un discorso al di sopra dei valori. Kopro non si sentiva perfettamente in grado di escludere bene e male, tuttavia capì che, nonostante il loro attacco e la fine feroce che avrebbero potuto riservare loro se gli avessero presi, le formiche erano ancora fondamentali dentro il discorso: «Al di là della loro ferocia, le nostre inseguitrici possono ancora essere un valido esempio di cooperazione sociale ben funzionante. Chi fa parte della società presta la sua opera in cambio di protezione, vito e alloggio». «E cosa offre in cambio di tutto questo?» «Come ti ho detto offre la sua opera, mette in condivisione ciò che sa fare, chi è più portato scava, altri cacciano, altri difendono, altri raccolgono.» «Ora, per favore, torna alla formica X e dimmi: cosa pensi possa accaderle se venisse semplicemente allontanata dal formicaio?» «Molto probabilmente cadrebbe vittima di qualche predatore, o, peggio ancora si ritroverebbe nel territorio di qualche colonia rivale e sarebbe la fine.» «Insomma, quel mondo la fuori sembra davvero zeppo di pericoli…» «Il tuo tono suggerisce dell’ironia, ma si, i pericoli sono davvero tanti, e ne abbiamo avuto una dimostrazione giusto poco fa!» «Personalmente poco fa ho avuto anche un’altra dimostrazione, quella dell’esistenza dello spirito di mutuo soccorso.»

Coltivare il più possibile la mia coscienza individuale, lasciare che i sistemi esistano, ma allo stesso tempo non permettergli di uccidere il mio senso di mutuo soccorso e di insozzare il candore ritrovato del mio sé…

Ora era chiaro, G. era riuscito a portare il giovane esattamente dove voleva che fosse. «Ti riferisci al fatto che ti ho salvato?» «Mi riferisco all’esistenza di un sentimento, o di una pulsione, è difficile da definire, che fa si che ogni volta che si vede qualcuno in difficoltà si senta il bisogno di aiutarlo. Non sempre gli si da retta, ma sono convinto che esista, più o meno sviluppato, in ogni individuo. Così come sono convinto che rappresenti la base più nobile e pura di cooperazione, in barba a tutte quelle imposte da coercizione e sciocchi contratti.» «Sai bene che non si può abbandonare i singoli a se stessi, anche perché, come hai appena osservato, ammesso che la pulsione di cui parli esista, non tutti le danno retta! Se ci affidassimo a questo sarebbe guerra e caos ovunque.» «L’alternativa mi sembra quella di intrappolare il caos, come tu lo chiami, all’interno di strutture precarie, come se decidessimo di fermare il corso di questo grande fiume con una caduca diga di escrementi, magari all’inizio potremmo riuscire a contenerlo, lasciandone fluire una parte e controllando questo flusso, poi dovremmo rassegnarci all’idea di passare il resto dell’esistenza a tappare le falle che il resto dell’acqua imprigionata si impegnerà a scavare per rispondere alle leggi di gravità. Tutto fino a quando il contenuto della diga non raggiungerà una mole talmente grande da non poter più essere contenuta da nulla, a quel punto il famoso caos che ci eravamo imposti di contenere si tramuterebbe in inarrestabile distruzione»

Quell’ultimo esempio turbò un po’ il giovane Kopro, che fino ad allora aveva riposto molta fiducia nella possibilità di darsi un ordine e un’organizzazione: «Quindi pensi che vivere in società sia più contraddittorio del vivere senza regole?» «In realtà io non ho mai detto nulla di tutto questo. Penso che certe società possano nascere sotto i migliori auspici, ma poi finiscano inevitabilmente con il favorire i prepotenti. Credo che i prepotenti non siano necessariamente degli individui dotati di una grossa forza fisica e pronti a farla valere ciecamente per le proprie ragioni, ma che molti possano giocare su un altro tipo di forza. Loro hanno il potere di persuadere gli altri attraverso un abile uso delle parole, attribuendo alle stesse significati ambigui e forvianti, piegando tutti più o meno docilmente alle proprie ragioni, mettendoli l’uno contro l’altro se è necessario.» «Che alternative hai?» «Una sola: coltivare il più possibile la mia coscienza individuale, lasciare che i sistemi esistano, ma allo stesso tempo non permettergli di uccidere il mio senso di mutuo soccorso e di insozzare il candore ritrovato del mio sé. Ci saranno sempre individui che decideranno di unire le proprie forze per affrontare le difficoltà dell’esistenza, ma fino a quando nessuno si preoccuperà di governare al meglio sé stesso, ogni sistema sarà destinato a corrompersi assieme alle sue regole, e tramutarsi in qualcosa di molto distante dall’intento che si vuol far credere lo abbia generato. Ora muoviamoci, potremo parlare camminando, forse è tempo che tu veda cosa accade davvero lassù.»

Continua