La luce in fondo al pozzetto

Breve storia a puntate di una giovane blatta alla ricerca della verità

Gentile lettore,

superate le paure iniziali per il nostro giovane amico è arrivato il momento di confrontarsi con una nuova conoscenza.

 

Il disegno della striscia illustrativa è tratto dalla prima illustrazione di Archy and Mehitabel, di Don Marquis, uscita in data 11 Settembre 1922 per il New-York tribune. Il nostro Kopro deve ad Archy, suo illustre predecessore, due cose: l’immagine in questione, e lo stesso rispetto dovuto a chiunque lotti per esprimere se stesso nonostante i propri limiti.
Le illustrazioni all’interno sono opera di Michele Marescutti, che, oltre alla sua versione di Kopro, ci regala un nuovo interessante tributo a un noto artista…

6. La voce dal fango

Un omaggio a “Nottambuli” di Edward Hopper

Giunti nel piccolo spiazzo notò subito la totale assenza di altre creature. Prima di interrogare il vecchio indugiò un attimo tra i suoi pensieri. Erano andati a posizionarsi sotto al raggio di luce in modo automatico e senza consultarsi, appena qualche ora prima sarebbe stato impensabile. «Ti trovo particolarmente pensieroso ragazzo. Qualcosa di cui vuoi rendere partecipe anche me?» «Nulla di rilevante credo… eccetto una curiosità: dov’è questo fantomatico amico? qui non c’è nessuno!» «Mi stai calpestando proprio in questo momento!» Kopro trasalì e volse lo sguardo verso il basso, oltre al suo interlocutore abituale non vedeva nessun’altro, si accorse però di aver messo le zampe sopra un ammasso di fanghiglia, non troppo lontano dalla riva del grande fiume. Nella paura di aver danneggiato chiunque, o qualsiasi cosa, si trovasse sotto di lui si spostò all’istante. Continuava a fissare insistentemente quella melma, ma non riusciva a vedere nulla. «Vecchio lo hai sentito anche tu vero?» «Si ragazzo, guarda con attenzione!» «Non ho fatto altro nell’ultimo minuto!» «Non si può certo dire che tu abbia una vista infallibile…» «Di nuovo quella voce… Si può sapere chi e dove sei?!» «Proprio qui ragazzo, dove ti avevo detto di essere!» Da una delle impronte lasciate sulla riva spuntò una simpatica testolina: era un esemplare di Tubifex tubifex, volgarmente conosciuto come verme del fango. «G. schifoso scarafaggio! Per quante mute ancora hai intenzione di ammorbarci con la tua presenza?» Il vecchio sorrise compiaciuto, era chiaro che i due si conoscevano molto bene, e che la tirata apparentemente scortese del verme era stata pronunciata con tono squisitamente ironico; così fu anche la risposta: «Pensa che mi chiedevo la stessa cosa di te! Il fango sembra ancora meno accogliente se penso che ci sei tu a sguazzarci dentro!». Entrambi si abbandonarono ad una grassa risata, nel mentre Kopro li guardava, vittima dell’inevitabile imbarazzo che si prova quando si aspetta di essere presentati.

La luce rivela ciò che il buio cela

Fu il vecchio a sbrigare le formalità: «Sono in giro con questo giovane, si chiama Kopro, veniamo dalla colonia.». «Avrei giurato che fossi morto a chiunque mi avesse chiesto di te, o comunque che non saresti mai più tornato in quel posto!» «C’è qualcosa che mi ci ha spinto, forse la nostalgia. In fondo cercavo solo un posto per finire i miei giorni senza troppe seccature, ed ero sicuro che là nessuno mi avrebbe disturbato…» «E invece eccoti qui… immagino che c’entri qualcosa questo giovane e fiero esemplare!» Kopro gli rivolse un’occhiata torva, non era abituato all’ironia con la quale si esprimeva, gli impediva di capire quale fosse il suo reale stato d’animo e quali le sue intenzioni. «Non guardarmi così ragazzo, io amo giocare con toni e parole, ma non ho mai avuto cattive intenzioni in vita mia! Del resto che paura si può avere di un vecchio essere dalle abitudini fossorie che striscia nel fango in cerca di batteri?» Nel vederlo rivolgere su di se la stessa impertinenza usata prima verso di loro, non poté fare a meno di sorridere divertito. «Bene! il sorriso è l’espressione di una delle migliori disposizioni d’animo!» «Ti riferisci all’allegria?» «L’allegria ne fa parte, ma non è l’unica componente! Chi sorride non è solo allegro, reagisce agli stimoli esterni, come parte integrante della scena, come chi intuisce di cosa fa parte. Di queste intuizioni è in grado di compiacersi, e così, creando esso stesso stimoli, compiace anche i suoi interlocutori!» «Anche l’assassino accecato dall’odio che sorride beffardo alla sua vittima?» «Mi piaci ragazzo! Quello è un ghigno, non un sorriso, e non potrà esserci mai empatia tra vittima e carnefice! Se escludiamo certi tipi d’amore ovviamente!» Aveva ripreso quel tono, però non suonava più così scortese, ma sottilmente piacevole. Si rivolse verso il vecchio G., che assisteva compiaciuto al loro dialogo: «Allora, vecchio insetto sull’orlo della decomposizione, dove sei andato a pescarlo?» «L’ho notato nella colonia, in barba a tutti i presenti si era piazzato fieramente sotto il cono di luce e si preparava a guardarci dritto dentro!» «Audace! Mi ricorda qualcuno… E questo, conoscendoti, è stato più che sufficiente a mandare in vacca tutti i buoni propositi sul lasciarti morire serenamente… L’ho sempre detto che non imparerai mai a startene dalla tua parte!» G. non ritenne opportuno rispondere e si limitò a ridere come non gli capitava più da tempo. Toccò al verme riprendere il discorso: «Piacere di conoscerti caro Kopro, io sono Luto!»

(Continua…)